Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate

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Ad Avigliana la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate del 4 novembre, in occasione del 107esimo anniversario di Vittorio Veneto, nel ricordo dei caduti di tutte le guerre, si celebra domenica 2 novembre 2025

Avigliana, 27 ottobre 2025 – La Città di Avigliana insieme all’Associazione nazionale Carabinieri sezione di Avigliana, all’Associazione nazionale Alpini gruppo di Avigliana, domenica 2 novembre 2025 alle 11 presso il Monumento ai Caduti celebra il 107esimo anniversario di Vittorio Veneto e la Festa delle Forze Armate, insieme alla Giornata dell’Unità nazionale nel ricordo dei caduti di tutte le guerre. Alla cerimonia parteciperà la Filarmonica Santa Cecilia di Avigliana. In questa ricorrenza si commemora  l’entrata in vigore dell’Armistizio di Villa Giusti (4 novembre 1918), con cui ebbe termine la Prima Guerra Mondiale sul fronte italo-austro-ungarico.

Programma
Alle 9,45 – Ritrovo davanti alla Chiesa di San Giovanni
Alle 10 – Celebrazione della messa in suffragio dei Caduti
Alle 10,45 – Corteo al Monumento ai Caduti
Alle 11 – Alzabandiera e posa corona al Monumento ai Caduti. Saluti e orazione ufficiale del sindaco Andrea Archinà.
Avigliana laboratorio di cultura di pace
Orazione ufficiale – IV Novembre 2025Festa dell'Unità nazionale e delle Forze armate
Orazione ufficiale – IV Novembre 2025
Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate

Orazione ufficiale – IV Novembre 2025
Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate
Care concittadine e cari concittadini,
rivolgo un saluto caloroso e riconoscente alle autorità civili e militari, alla Polizia locale, al Gruppo di Avigliana dell’Associazione nazionale Alpini, all’Arma dei Carabinieri e alla Sezione cittadina dell’Associazione nazionale Carabinieri, ai rappresentanti delle associazioni d’arma, alla Protezione civile, all’Anpi, all’Unitre cittadina, alla Società filarmonica Santa Cecilia e a tutti voi che oggi avete scelto di essere qui.
Il 4 novembre è la giornata in cui l’Italia celebra l’Unità Nazionale e rende omaggio alle Forze armate. È anche il giorno in cui la memoria collettiva si raccoglie attorno alla fine della Prima Guerra Mondiale, avvenuta nel 1918 con l’armistizio di Villa Giusti. Un conflitto che ha segnato l’inizio del Novecento e ha lasciato cicatrici profonde nella Storia europea e mondiale.
La fine di quella guerra, pur tra le macerie e il dolore, rappresentò per molti popoli europei l’inizio di una nuova consapevolezza: quella che la pace non fosse solo una tregua tra eserciti, ma un progetto politico e culturale da costruire giorno dopo giorno. Fu in quel momento che nacque l’idea di una patria e poi di Paese fondato non sulla conquista, ma sulla convivenza.
E fu da quella lezione che prese forma, decenni dopo, la nostra Costituzione, che all’articolo 11 afferma con chiarezza: “L’Italia ripudia la guerra”.
Oggi, però, ci troviamo di fronte a un paradosso inquietante. Mentre celebriamo la memoria di chi ha combattuto per l’unità e la libertà, assistiamo al ritorno di retoriche nazionaliste, di chiusure identitarie, di politiche che alimentano la paura dell’altro e la competizione tra Stati. Un linguaggio che ci riporta indietro, che rischia di svuotare di senso proprio quei valori che questa giornata dovrebbe custodire.
Dalle parole è poi facile passare ai fatti: in Italia e in Europa, i governi si stanno riarmando. Parlano di pace come fosse un lusso, mentre il vero lusso sembra essere quello dell’industria bellica. Nel 2024, la spesa militare globale ha superato i 2mila e 400 miliardi di dollari. L’Italia ha destinato 29 miliardi al sistema di difesa e altri 25 al riarmo, 13 dei quali per carri armati e missili. Soldi che non curano, non insegnano, non salvano. Basti pensare che la spesa per un solo F-35 equivale a oltre tremila posti letto di terapia intensiva (e scusate se a questo proposito ricordo il dramma della mancanza di attrezzature sanitarie tanto sbandierata durante la pandemia Covid). Ogni conflitto, oggi, è una guerra totale: non più combattuta in trincea, ma contro le città, le infrastrutture, le scuole, gli ospedali. Una guerra che distrugge la vita quotidiana delle persone.
Dal 1945 a oggi possiamo contare almeno 265 conflitti interni o internazionali e più di 25 milioni di esseri umani hanno perso la vita. Le guerre non si combattono più in trincea, sul fronte, ma coinvolgono tutto il territorio di una (o più) nazioni. Attaccare i luoghi nevralgici e produttivi, nonché i luoghi simbolici di un Paese, bombardare le industrie, le infrastrutture, i porti e distruggere le città diviene una priorità della nuova strategia di guerra, una “guerra totale” che minaccia e distrugge la vita di tutti i giorni delle persone. Per questo se le vittime civili erano una ogni dieci all’inizio del Novecento, alle soglie del Duemila erano già diventate nove su dieci.
Di fronte a tutto questo la nostra Storia ci dice di non tacere. Di impegnarci per abolire la guerra, di non perdere mai di vista le vittime, di non sentire ragioni quando si tratta di curarle. E di pretendere che l’Italia tenga fede alla sua Costituzione, alla sua Storia, al suo ruolo internazionale. Non nella vendita di armi, ma nella composizione dei conflitti. Non nel silenzio, ma nella diplomazia. Non nella propaganda, ma nel diritto.
Come ha detto il Presidente Sergio Mattarella, la Costituzione è “un grande progetto di trasformazione”. Il fatto che l’articolo 11 non sia ancora pienamente realizzato non significa che non sia da applicare.
Anche la democrazia non è compiuta, ma nessuno ci direbbe di rinunciarci. Spetta a noi, cittadini e cittadine, ricordare ai governi i principi fondamentali della Carta, sorvegliarli con ogni forma civile e democratica. È un ruolo difficile? Certo. Ma direi che diffondere armi e morte non è in nessun modo preferibile.
E in questa giornata, il nostro pensiero non può non andare anche ai militari italiani impegnati nelle missioni di pace sotto la bandiera dell’Onu. I caschi blu, messi a disposizione dagli Stati membri, operano in 15 missioni attive per garantire sicurezza e ritorno alla vita disarmata. L’Onu non ha fallito. Ma ha bisogno di essere riformata, resa più democratica, più efficace, più vicina alle trasformazioni del mondo.
E accanto ai nostri militari impegnati all’estero, non possiamo dimenticare l’impegno quotidiano delle forze dell’ordine nei nostri territori. Un servizio silenzioso, ma fondamentale, che garantisce sicurezza, legalità e protezione alle nostre comunità. Proprio per questo, oggi il nostro pensiero va anche ai tre carabinieri tragicamente scomparsi a Castel d’Azzano, vittime di un gesto assurdo mentre svolgevano il loro dovere. A loro, alle loro famiglie e a tutti gli operatori delle forze dell’ordine va il nostro ringraziamento più sincero e il nostro tributo di memoria e rispetto.
Sono, tuttavia, sempre più convinto che è anche e soprattutto nelle piccole comunità che può nascere il cambiamento.
Nel settembre scorso, Avigliana si è unita agli oltre 500 Comuni in Italia che hanno aderito ufficialmente alla campagna “Ripudia” promossa da Emergency. Un gesto simbolico, ma anche profondamente politico, che ci richiama all’impegno concreto per la pace, per la diplomazia, per il diritto internazionale. Perché dopo i conflitti mondiali, le atomiche e milioni di morti, il nostro Paese è rinato con l’idea che nessuna guerra sarà mai la soluzione.
E se oggi siamo qui a riflettere sul significato profondo della pace, è confortante sapere che questo tema non è solo patrimonio della memoria, ma anche seme vivo nelle coscienze delle nuove generazioni. I nostri ragazzi, le nostre ragazze, non sono indifferenti. Lo dimostrano con gesti concreti, con parole consapevoli, con iniziative che nascono dal desiderio di costruire un mondo diverso.
È con grande è piacere che annuncio che gli istituti scolastici di Avigliana – dall’Istituto Comprensivo all’Itgc Galileo Galilei – hanno promosso su loro iniziativa una nuova manifestazione per la pace, che si terrà martedì 18 novembre. Un momento pubblico, aperto alla cittadinanza, in cui saranno proprio gli studenti a dare voce al loro rifiuto della guerra, alla loro richiesta di giustizia, al loro bisogno di futuro.
Questa iniziativa non è soltanto un evento, ma un segnale potente: che la cultura della pace può essere coltivata, che la scuola è ancora oggi uno dei luoghi più fertili per educare alla convivenza, alla solidarietà, alla responsabilità. E che Avigliana, anche attraverso i suoi giovani, decide di non rassegnarsi, ma che sceglie di agire, continuando a essere laboratorio di cultura di pace, come lo è stata in questi anni. Che la nostra voce si unisca a quella di chi chiede un mondo disarmato, giusto, solidale.
Viva l’Italia Unita, Viva le Forze Armate, Viva la pace.

Andrea Archinà, sindaco di Avigliana

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