Giorno della Memoria: medaglia d’onore a Gianfelice Capello

5 anni fa
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Il Comune di Avigliana ha consegnato nel Giorno della Memoria l’onorificenza della Presidenza del Consiglio dei ministri questa mattina ai familiari del militare internato dal 1943 fino al 1945 in Germania e Polonia 

Avigliana, 27 gennaio 2021 – In una breve cerimonia che si è celebrata questa mattina alla presenza del sindaco di Avigliana Andrea Archinà e della vicesindaco Paola Babbini, è stata consegnata la Medaglia d’onore alla memoria di Gianfelice Capello. A riceverla, la famiglia del militare scomparso nel 2009, i figli e i nipoti. L’onorificenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri è giunta ad Avigliana attraverso la Prefettura. Ma chi era il militare insignito? Gianfelice Capello, classe 1922, fu uno dei militari italiani internati dal 1943 fino al 1945 in Germania e in Polonia a Wietzendorf, Beniamininowo, Deblin, Sandbostel, Fallingbostel.
«Il conferimento di questa medaglia – dichiara il sindaco Andrea Archinà – assume un valore simbolico poiché avviene in una data speciale come la Giornata della Memoria. È stato un onore per noi poter consegnare questa medaglia alla famiglia che ci ha raccontato un pezzo di Storia. Ad Avigliana stiamo raccogliendo un patrimonio di informazioni e di memoria che fino a oggi era sommerso. Ringraziamo la famiglia per avere ricordato Gianfelice Capello e troveremo sicuramente il modo di restituire questa testimonianza ai cittadini aviglianesi».
«Mio padre – racconta il figlio Federico Capello – fu trasferito in molti campi in Germania e in Polonia. Subì molte angherie con la promessa di trattamenti migliori, qualora avesse aderito alla Repubblica di Salò. Quasi nessuno degli internati aderì. I prigionieri passarono in molti campi dove Gianfelice ebbe come compagni, ufficiali molto noti nei campi letterari e artistici come Giovannino Guareschi. Lo scrittore teneva alto il morale dei compagni e compose parecchi racconti satirici che in parte furono poi pubblicati. Nel campo di Sandbostel gli internati riuscirono a costruire una radio con cui i soldati riuscirono a ricevere anche prima dei tedeschi stessi la notizia dello sbarco in Normandia».

Infatti gli Imi, Internati militari italiani, non furono considerati prigionieri. Il termine “internati” fu coniato in modo che non avessero l’assistenza della Croce Rossa dovuta ai prigionieri di guerra. «Mio padre – ricorda ancora il figlio – fu catturato dai tedeschi l’8 settembre 1943 quando, a 21 anni, si trovava in Albania al comando di una batteria di artiglieria. Non avendo avuto comunicazioni dell’armistizio firmato dall’Italia con gli anglo-americani, fu avvicinato dalle truppe tedesche che dopo aver contattato i militari italiani in forma amichevole promisero di riportarli in Italia. Giunti a Lubiana si resero conto dell’inganno». Gianfelice Capello, dopo i due anni trascorsi come internato militare, tornò in Italia dove proseguì la carriera militare congedandosi con il grado di colonnello. Visse fino al 2009, appena due anni dopo essere andato in pensione.

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