Il libro fotografico di Gabriele Scapola sarà presentato sabato 6 dicembre alle 16,30 all’auditorium Daniele Bertotto. Converserà con l’autore il sindaco Andrea Archinà
Avigliana, 1 dicembre 2025 – Cercare la bellezza e la speranza che germogliano lì dove nessuno le cerca. Gabriele Scapola, cittadino aviglianese da 5 anni, classe 1994 e autore del libro fotografico “La fatica non fa rumore”, Graffio editore, prova a partire da qui per descrivere un viaggio fotografico e poetico nel lato meno conosciuto della Val Susa, tra gesti antichi e sguardi nuovi. Un progetto in tre lingue, italiano, inglese e danese per riflettere il percorso dell’autore tra Italia, Inghilterra e Danimarca. L’italiano è la radice; l’inglese e il danese sono lo sguardo maturato altrove. Il primo capitolo del libro è dedicato alla Scuola comunale per l’arte ceramica di Piero Della Betta che si trova ad Avigliana in piazza Conte Rosso.
Il volume, che sarà presentato all’auditorium Daniele Bertotto sabato 6 dicembre 2025 alle 16,30, è un invito a superare gli stereotipi turistici e a vedere le piccole comunità locali come spazi di una nuova cultura condivisa. Nel corso dell’incontro converserà con l’autore il sindaco Andrea Archinà. La presentazione ha ottenuto il patrocinio di Comune di Avigliana, Comune di Condove, Unione montana Valle Susa e Alta Valle Susa, Città metropolitana di Torino, Fai, Slow food Piemonte e Valle d’Aosta, Valle di Susa tesori di arte e cultura alpina. Il libro sarà presentato prossimamente all’Ambasciata italiana a Copenaghen.

«Il mio viaggio – spiega Gabriele Scapola – è un tentativo di raccontare proprio questo: la bellezza e la speranza che germogliano lì dove nessuno le cerca. È un invito a seguirmi in un mondo dove ciò che conta, spesso, rimane nascosto nel silenzio. Questo amore non è stato un fatto scontato, ma una conquista. È il risultato di un dialogo lungo e difficile con il ragazzo che sono stato. Quello che a diciassette anni se n’è andato, tra Londra e Copenaghen, vivendo nella sicurezza di un futuro immaginato, fatto di infinite possibilità. Per lui, tornare qui avrebbe significato ammettere una sconfitta.
Col tempo ho capito, invece, che rientrare era tutt’altra cosa. Non era chiudere un cerchio, ma iniziarne uno nuovo. Era scambiare la promessa di un futuro altrove con la responsabilità di costruirne uno da capo. Perché il ragazzo che è partito, in fondo, non è mai tornato a casa. Al suo posto, è arrivato un uomo diverso, che ha scelto di comprare una casa qui insieme alla propria compagna per dare a quell’amore un luogo in cui crescere. Ed è da questo ritorno, da questo sguardo rieducato, che nasce la necessità di raccontare».
