Lavoro, sicurezza, dignità

6 anni fa
2 minuti di lettura

La festa dei lavoratori del 2020 si celebra con un manifesto condiviso tra tutti i Comuni dell’Unione montana Valle di Susa 


Avigliana aderisce all’iniziativa dell’Unione montana Valle di Susa per la Festa dei lavoratori con questo manifesto condiviso tra tutti i Comuni. Quest’anno non ci saranno celebrazioni sul territorio. Il tema scelto da Cigl, Cisl e Uil che promuovono lo storico appuntamento è “Il lavoro in sicurezza: per costruire il futuro“.

La festa del lavoro e dei lavoratori fu istituita nel 1889 a Parigi, in occasione del congresso della Seconda Internazionale, riunito proprio nella capitale francese. Fu lanciata l’idea di indire una grande manifestazione per chiedere di ridurre per legge la giornata lavorativa a 8 ore. Come data per l’evento venne quindi scelto il 1 maggio per via degli episodi accaduti a Chicago tre anni prima, conosciuti come la rivolta di Haymarket. L’iniziativa si diffuse quindi oltre i confini francesi e diventò la data simbolo delle lotte operaie per la conquista dei propri diritti.

«La Festa dei lavoratori – ricorda il sindaco di Avigliana Andrea Archinà – è una ricorrenza alla quale la nostra Città è particolarmente legata e che per il primo anno non potremo festeggiare con la tradizionale manifestazione di fronte al monumento in memoria dei caduti sul lavoro. Guardiamo con speranza a quella ripresa che mai come in questo momento appare certamente complessa, ma a cui non possiamo permetterci di rinunciare a priori. Anzi, a testimoniare la necessità di essere uniti nell’affrontare il tema del lavoro ai tempi del Covid-19 abbiamo aderito convintamente a un virtuale 1 maggio di Valle che ha visto raccolti sotto il cappello dell’Unione Montana Valle di Susa tutti i 22 Comuni che la costituiscono.

Un manifesto che riproducendo quel quadro, “Il quarto Stato” di Pelizza da Volpedo, divenuto col tempo simbolo di un impegno di massa, ci sollecita ogni giorno di più a riflettere su quale lavoro debba essere considerato a fondamento della nostra Costituzione così come recita il suo primo articolo. Perché il lavoro oggi più che mai, non solo continua a non esserci a tal punto da essere quasi implorato, ma rischia di svanire per molti di coloro che saranno schiacciati da due mesi di lockdown in una spirale che divenendo viziosa potrebbe coinvolgere sempre più categorie. Perché le nuove condizioni non dovranno minare le misure di sicurezza, non solo quelle che tradizionalmente rischiano di saltare quando aumentano i costi e che spingono ad accettare di lavorare anche a costo della vita, ma anche quelle che da oggi includono la possibilità di contrarre il virus e di trasmetterlo così ai nostri cari. E perché il salario sia garanzia di dignità, perché il lavoro non può essere solo voglia di essere attivi o passione, ma deve consentire di soddisfare i bisogni per se stessi e per la propria famiglia.

La sfida per il domani sarà quello di declinare proprio queste tre parole che abbiamo scelto, lavoro, sicurezza e dignità in un’Italia già normalmente provata negli ultimi anni su questo fronte e che nel prossimo futuro dovrà fare ricorso a tutta la sua creatività, alla sua capacità di condividere relazioni e di fare rete, di trasformare lavorazioni e adattarle a nuovi bisogni, a sostenere coloro che più hanno subito i contraccolpi dell’emergenza e che necessitano di un aiuto ulteriore per rialzarsi. Noi Sindaci, insieme alle nostre Amministrazioni, come sempre saremo in prima linea nell’intercettare queste esigenze, consapevoli dell’impossibilità di fare miracoli, ma sforzandoci in ogni modo di creare quelle condizioni che facilitino i rapporti tra il settore pubblico e quello privato, sollecitando i soggetti competenti a favorire una revisione anche della burocrazia vista sempre più non come forma di tutela, ma come ostacolo all’iniziativa economica. Non dovremo però essere soli in questo, dovremo contare sul supporto di uomini e donne volenterosi, ognuno pronto a fare la propria parte per il bene comune. Dunque viva il primo maggio, viva i lavoratori e le lavoratrici del presente ma soprattutto quelli del futuro».

 

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