Pedalata resistente, 7ª edizione

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In bicicletta domenica 23 giugno 2024 con partenza alle 11,30 al parco Alveare verde per ricordare l'”Assalto al Dinamitificio” di 80 anni fa 

Avigliana, 19 giugno 2024 – In occasione dell’80esimo anniversario (26 giugno 1944) dell’assalto della 41esima Brigata Garibaldi Carlo Carli al Dinamitificio Nobel di Avigliana le sezioni Anpi Mara Polo di Avigliana e Vincenzo Blandino di Sant’Ambrogio  con lo Spazio sociale Vis rabbia di Avigliana e il circolo Arci Opificio delle idee di Sant’Ambrogio, con il patrocinio dei Comuni di Avigliana e di Sant’Ambrogio di Torino organizzano domenica 23 giugno 2024 con partenza alle 11,30 al parco Alveare verde la settima pedalata resistente dal titolo “Assalto al Dinamitificio”.

I percorsi
Da Sant’Ambrogio: partenza alle 10,30 dal “Circolo Arci” via l° Maggio, piazza Baden Powell, via Caduti per la Patria, via Antiche Mura, via Torino, strada Antica di Francia, viale Nobel, via XXV Aprile, viale Roma, piazza De Andrè.
Da Avigliana: partenza alle 11,30 dal parco Alveare verde, piazza del Popolo, via Alliaud, viale Roma, piazzetta De Andrè.
Ci sarà un pranzo condiviso. II Circolo Arci “‘Opificio della Idee” offrirà il dolce.

La Storia
1944 – 26 giugno: Avigliana, assalto al Dinamitificio
Avigliana, fallisce l’attacco al Dinamitificio Nobel. Eugenio Fassino divide la Carlo Carli in tre squadre, attaccando contemporaneamente la polveriera Nobel-Allemandi e il dinamitificio Valloia e lasciando un presidio alla stazione ferroviaria. L’obiettivo è insieme militare e politico: procurarsi armi e munizioni e costringere i nazifascisti a far affluire rinforzi da Torino. L’operazione viene però condotta sottovalutando le forze nemiche. Quando i partigiani tentano la penetrazione, li attende un fuoco concentrato di mitragliatrici, e agli uomini della Carlo Carli non resta che ritirarsi verso il centro di Avigliana in attesa di contatti con gli altri gruppi, ma all’improvviso giunga in stazione un treno merci carico di truppe fasciste. La battaglia divampa subito accanita. Genio cade ferito e viene catturato dopo un’inutile fuga, e Balilla, prima ferito, viene ucciso con un colpo alla nuca. Ai compagni non resta che ritirarsi e avvertire le forze di riserva del comandante Giulio Nicoletta.

Guerrino Nicoli detto Balilla
Guerrino, nato a Chivasso nel 1927, appena concluse le scuole professionali, era stato assunto come operaio alle Ferriere della Fiat. Se ne allontanò subito dopo l’armistizio, per entrare in una delle prime formazioni partigiane, col nome di battaglia Balilla. Il ragazzo divenne un po’ la mascotte della 43esima Divisione autonoma, che operava tra la Valle di Susa e la Valle Chisone e che, dopo il 26 giugno del 1944, sarebbe stata intitolata a Sergio De Vitis. Nel marzo del 1944, passò alla 41esima brigata Garibaldi Carlo Carli, comandata da Eugenio Fassino e insediata sulla dorsale tra le valli del Sangone e di Susa. Nicoli cadde per difendere il suo comandante di squadra, durante un attacco sfortunato che i partigiani della Brigata Carli, comandata da Eugenio Fassino, condussero contro il presidio nazifascista di Avigliana, stanziato presso il Dinamitificio Nobel. Costretti a ritirarsi, gli uomini di Fassino alla stazione ferroviaria incapparono in un reparto nazifascista sopraggiunto su un treno. Visto il proprio comandante ferito, Guerrino Nicoli non esitò a lanciarsi sull’ufficiale fascista che stava per finirlo e lo abbatté con un colpo di pistola, ma fu a sua volta ucciso dal fuoco nemico. Eugenio Fassino riuscì a sopravvivere e, benché catturato, tornò libero alcuni giorni più tardi grazie a uno scambio tra prigionieri. In considerazione dell’eroismo mostrato, nel 1956 la Presidenza della Repubblica assegnò a Guerrino Nicoli la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria con questa motivazione: «Giovane diciassettenne, animato da alto spirito di Patria e di libertà, non esitava a lasciare la casa paterna per prendere parte alla lotta contro i nazifascisti, segnalandosi in ogni circostanza per ardimento e coraggio notevoli e riportando ben due ferite in combattimento. Nel corso di un attacco ad un forte presidio avversario, cui partecipava con il consueto entusiasmo, visto cadere ferito il proprio comandante, non esita a lanciarsi addosso ad un ufficiale repubblichino che sta per finirlo e lo abbatte con un colpo di pistola, ma la pronta reazione di fuoco avversaria pose fine alla sua eroica e giovane vita tutta dedita ai più nobili ideali».

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