Gli Amici di Avigliana sono intervenuti a Budapest nel corso dell’assemblea annuale dell’Asce, l’associazione dei più importanti cimiteri europei, con una conferenza sull’antico cimitero di San Pietro di Avigliana
Avigliana, 4 ottobre 2024 – Già lo scorso anno l’antico cimitero di San Pietro di Avigliana è stato valorizzato in un contesto internazionale nella città di Mantova dove è stato inserito nell’Atlante dei cimiteri significativi italiani. Una volta iscritto ufficialmente tra i cimiteri rilevanti dell’Asce, Association of significant cemeteries in Europe, il cimitero di San Pietro ha fatto parlare di sé anche quest’anno nel corso dell’assemblea annuale Asce che si è tenuta a Budapest dal 19 al 21 settembre 2024. Parte centrale dell’evento è stata un’importante conferenza che ha visto la partecipazione di Paesi europei in rappresentanza di rilevanti realtà cimiteriali.
La relatrice aviglianese Francesca Coltellaro ha fatto conoscere l’antico cimitero di San Pietro nella sua relazione dal titolo “Knowing to remember”, conoscere per ricordare. L’intervento è stato accompagnato da slide e riprese video, effettuate con un drone, realizzate da Pierangelo Campagna e da Riccardo Ciarlo dell’associazione Amici di Avigliana. Lo spettatore si è potuto così immergere in una visita virtuale. Una volta raccontata la storia del cimitero di San Pietro, che risale alla metà del 1400, sono state poi evidenziate le iniziative di conservazione di questo luogo, parte integrante della vita cittadina e le sue aperture domenicali. Grazie a un quick response code posizionato all’ingresso del cimitero, i visitatori hanno infatti la possibilità di ripercorrere la storia della città attraverso le lapidi. «Durante la presentazione – spiega la relatrice – è stata richiamata l’attenzione su alcuni defunti, tra i quali i primi due direttori, Adriano Galinié e Modesto Abelli, di quello che viene considerato uno dei più importanti dinamitifici europei del secolo scorso. Infine, l’attenzione si è focalizzata su quella che è probabilmente una delle tombe più belle e particolari del cimitero, quella di Hermine Wolfle. La sepoltura non è solo interessante per le sue caratteristiche nell’ambito dell’arte funeraria (la lapide è circondata da una coppia di cannoni), ma anche per l’iscrizione riportata sulla pietra tombale, che pone un velo di mistero su un personaggio definito “guerriera per l’indipendenza” e artista. La firma del marito, Feri (diminutivo di Ferenc), sottolinea chiaramente le origini ungheresi di questa donna, al punto da farci sospettare che sia lei che il marito possano aver raggiunto il Piemonte sulla scia dei tanti ungheresi in esilio e in fuga durante la rivoluzione del 1848».
La conferenza dell’assemblea Asce mette insieme ogni anno oltre cento accademici, professionisti e artisti dei cimiteri provenienti da tutta Europa. La giornata conclusiva ha coinvolto i partecipanti nella visita al Cimitero monumentale Kerepesi, spesso citato come il Père-Lachaise di Budapest: il Père-Lachaise è infatti il più grande cimitero di Parigi e probabilmente uno dei più famosi del mondo. «Le parole più citate dai partecipanti a questi tre giorni congressuali – conclude Coltellaro –, sono state: “ricordo”, “storia”,” patrimonio culturale”, “arte”, ma mai “morte”. Lo sguardo di ognuno si è privato totalmente di quell’aura di superstizione e tristezza che circonda questi luoghi. La parola “morte” è stata sostituita finalmente dalla parola “vita”, perché l’intento dell’Asce è proprio questo, rendere vivo un luogo, dove la morte è solo l’attrice non protagonista che lascia spazio al ricordo e alla storia di coloro la cui esistenza è ancora parte degli uomini e delle donne di oggi».

