25 aprile 2024

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Il programma delle manifestazioni in occasione del 79esimo anniversario della Liberazione

Avigliana 14 aprile 2024 – Con gli eventi “Verso il 25 aprile 2024“, quest’anno si sono aperte in anticipo le celebrazioni del 79esimo anniversario della Liberazione e sono in programma nuovi eventi fino al 4 maggio patrocinati dal Comune di Avigliana e dall’Unione montana Valle Susa e organizzati da Anpi Avigliana. Dopo la presentazione del libro Storia passionale della guerra partigiana di Chiara Colombini del 4 aprile e la celebrazione del 6 in frazione Mortera dell’80esimo anniversario dell’eccidio del 1944, il 12 aprile alle 20,45 lo storico Marco Sguayzer ha ricordato all’auditorium Bertotto quella strage nella quale il 6 aprile 1944 furono uccisi in un agguato tedesco 4 partigiani della brigata guidata da Mario Neirotti e una donna che salvò il nipotino.

Il 19 aprile alle 20,30 in Sala Consiglio Luca Casarotti presenta il libro Antifascismo e il suo contrario. L’evento è organizzato da Anpi Avigliana in collaborazione con la libreria la Casa dei Libri, l’associazione Circolarmente, Valsusa Liberfest e associazione Visrabbia.

Domenica 21 aprile si svolgerà l’escursione Moncun-i e anello della torbiera, un itinerario che permetterà di conoscere luoghi meno noti, ma di elevato pregio ambientale, naturalistico e paesaggistico. Gli aspetti storico e culturali saranno arricchiti dal transito presso caratteristici borghi rurali, da soste presso massi erratici di particolare interesse geologico, dalla visita a uno storico giardino botanico, da narrazioni e da tratti di percorsi legati alla Resistenza sul territorio, memoria della guerra di Liberazione dal nazifascismo. Un’occasione per ripensare a quei valori morali e ideali che costituiscono una delle più profonde radici dell’Italia repubblicana. Partenza ore 8,30 dal Lago Piccolo.

La sera del 24 aprile sarà l’occasione per la “Camminata di Valle – Vogliamo la Pace – Prepariamo la Pace” da Villardora ad Almese, organizzata dall’Unione montana Valle Susa e dall’Anpi con ritrovo alle 20,30 al Centro polivalente di Villardora.

Nel giorno del 25 aprile avranno invece inizio le celebrazioni ufficiali a partire dall’omaggio al sacrario dei caduti presso il cimitero di Avigliana e a seguire la commemorazione al piazzale dei Caduti con i saluti del sindaco, dell’Anpi sezione Anna Maria “Mara” Polo di Avigliana, e l’orazione ufficiale a cura della professoressa Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino. A fine mattinata interverrà il Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi e a seguire si esibirà il coro “Le Voci dei Mareschi” e delle ragazze e dei ragazzi delle classi V delle scuole primarie di Avigliana diretti da Lorella Perugia e Serena Taretto del Centro studi di didattica musicale Roberto Goitre. Infine sarà offerto un rinfresco a cura della sezione Anpi di Avigliana nel cortile della Società operaia (sala consiliare in caso di maltempo). Alla manifestazione interverrà la Società Filarmonica Santa Cecilia di Avigliana.

Sabato 27 aprile 2024 l’associazione Amici di Avigliana organizza tre visite all’ex Dinamitificio Nobel dal titolo “Le vicende del Dinamitificio Nobel in tempo di guerra e nel dopoguerra”. Gli orari: alle 9,45, alle 14,30 e alle 16,30 con un costo di 5 euro a persona. È gradita la prenotazione telefonica all’ufficio turistico di Avigliana ai numeri 011 9311873 – 3711619930 o tramite e-mail all’indirizzo: ufficioiat@turismoavigliana.it.

L’ultimo evento legato alle celebrazioni per il 79esimo anniversario della Liberazione si terrà il 4 maggio: una pedalata per famiglie lungo il Percorso della Memoria e della Resistenza con partenza alle 9 da piazzetta De Andrè (con ritrovo alle 8,50). La biciclettata si snoda lungo le vie dedicate ai Partigiani e nei luoghi in cui sono state posizionate le lapidi dei Martiri caduti sul nostro territorio. La biciclettata della Resistenza si svolge in collaborazione con l’Anpi sez. Avigliana nell’ambito delle iniziative per il 25 aprile della Città di Avigliana. In caso di maltempo la manifestazione sarà rinviata a data da destinarsi. Per chi non avesse a disposizione una bicicletta o volesse provare un’e-bike, sarà possibile prenotarne una chiamando entro il 30 aprile l’ufficio Iat al numero 0119311873. Per info: Ufficio Ambiente 011 9769142 o Ufficio Turistico.

«Il 25 aprile – ricorda l’assessora alla Cultura – è una data di grande rilevanza per l’Italia e per la democrazia poiché segna la Liberazione dal nazifascismo e l’inizio del cammino verso la nascita della Repubblica. Il 25 aprile rappresenta un’opportunità per ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, la storia della Resistenza, il coraggio e la determinazione dei partigiani e delle partigiane e l’importanza dell’impegno civile, per preservare la democrazia e i diritti umani».

L'intervento del Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi di Avigliana
Sara, Giada e Riccardo del Ccrr di Avigliana
Sara, Giada e Riccardo del Ccrr di Avigliana

Avigliana, 25 aprile 2024 – Oggi, giovedì 25 aprile celebriamo in Italia l’Anniversario della Liberazione, ciò ricorda la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del regime fascista. È un giorno importante per ricordare coloro che hanno lottato per la libertà e la democrazia. Abbiamo una storia assurda e sconvolgente, con lotte che portano a rivoluzioni e lotte che portano ad altre lotte. Dopo il fascismo l’Italia ha vissuto un periodo di transizione verso la democrazia. l’Italia ha abbracciato i valori della libertà, della giustizia e dei diritti umani.

È stato un momento di ricostruzione e di rinnovamento per il Paese. Oggi l’Italia è una repubblica democratica fondata sui principi di uguaglianza e partecipazione politica.
In questi giorni, noi del Ccrr abbiamo ragionato, riflettuto e ci siamo confrontati su cosa significasse per noi un giorno come questo. Molti sono stati gli spunti di riflessione, le parole singole che racchiudono significati complessi o speranze raggiunte. Diverse sono state le emozioni che ci hanno toccato ripensando a cosa debba essere stato vivere quei giorni terribili e quale gioia debba essere scaturita dal profondo con la liberazione dell’oppressione nazifascista.
Abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo immaginato. Ci siamo fatti ispirare e contagiare, vi invitiamo a provare. Per non dimenticare.
Libertà, Ricordo, Guerra, Partigiani, Insurrezione, Resistenza, Popolo, Lotta, Democrazia, Politica, Dittatura, Fine del fascismo, Non umano, Morte Mussolini, Bella ciao, Urla di felicità e terrore, Non vi è cieco migliore di chi non vuole vedere, Mussolini in piazza Venezia non dichiarava guerra solo ai propri nemici, ma anche alla sua nazione.

Nel nostro piccolo vorremmo ringraziare chi, a partire dall’Amministrazione, vuole essere quotidiano esempio di lotta e memoria affinché questa storia non si ripeta.

Il discorso del sindaco
Buongiorno a tutte e tutti,

rivolgo il mio saluto e quello dell’Amministrazione comunale alle autorità civili e militari, ai combattenti della guerra di Liberazione, in questo senso un pensiero speciale va al nostro partigiano di Valle Susa Elio Pereno, e con lui all’Anpi cittadino, ai rappresentanti delle associazioni d’arma e a tutte le associazioni presenti, alla Società ffilarmonica Santa Cecilia, al coro “Voci dei Mareschi” insieme alle ragazze e ai ragazzi delle classi V delle scuole primarie di Avigliana, ai rappresentati del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, all’oratrice ufficiale Alessandra Algostino che ringrazio particolarmente per aver accolto il nostro invito. E poi a tutte e tutti voi, cittadine e cittadini, che oggi partecipate alla celebrazione dell’anniversario di una ricorrenza, quella del XXV Aprile, che rappresenta il momento della nascita del nostro Stato libero e democratico.

Per noi sindaci questa ricorrenza si carica poi di un ulteriore significato. Un po’ come per il calendario cinese è come se l’anno, per chi ricopre cariche istituzionali, o almeno così è per me, non si avviasse il primo di gennaio, ma dovesse iniziare proprio il 25 aprile. Perché questa data è come uno spartiacque, segna una spaccatura, un momento che deve necessariamente fare i conti con quello che c’era prima e quello che sarebbe stato dopo, esattamente come quando ci si lascia alle spalle il vecchio anno e ci si appresta ad affrontare il nuovo con tutte le aspettative, ma anche gli impegni del caso.

Le celebrazioni dell'80esimo anniversario della Strage della Mortera, sabato 6 aprile 2024
Le celebrazioni dell’80esimo anniversario della Strage della Mortera, sabato 6 aprile 2024

E vi confesso che non è facile prepararsi a un momento del genere, a trovare le parole giuste con le quali senza retorica approcciarsi, in questo particolare periodo storico, a una delle ormai poche occasioni in cui tentare di svegliarci da questa sorta di sonno profondo che ci vede incapaci di reagire a una deriva ormai conclamata. Così ho provato, con non poca fatica per evidenti ragioni, a mettermi nei panni di coloro che quel 25 aprile del ‘45 lo vissero in prima persona, ma soprattutto contribuirono a determinare la liberazione tanto agognata da oltre un ventennio. Nei panni di chi quel giorno è sceso dalle montagne con il tricolore in mano, di chi intonava “Bella ciao” con il cuore in gola e le lacrime agli occhi, cantava un sentimento di libertà che per troppi anni gli era stata forzatamente e violentemente sottratta. Ma anche di chi quel giorno, pur avendo lottato strenuamente, non lo vide mai, di chi consapevolmente mise in discussione la propria vita, e la perse, per una causa in cui fortemente credeva. Come per esempio, tra i tantissimi, i nostri partigiani caduti alla Mortera la cui triste vicenda abbiamo ricordato, a ottantanni esatti, il 6 aprile scorso, e sulla quale abbiamo provato a fare luce attraverso l’indagine dello storico Marco Sguayzer.

Donne e uomini animati da passioni e sentimenti che abbiamo imparato a esplorare grazie all’interessante lavoro di Chiara Colombini anche lei ospitata qualche settimana fa all’interno di questo ricco programma di eventi “Verso il 25 aprile“. Passioni e sentimenti che certamente indussero a scegliere la strada della ribellione e della Resistenza durante la guerra. In un tempo, per usare le sue stesse parole, “condizionato dall’eccezionalità che deriva dall’intreccio tra guerra totale, occupazione e guerra civile, in cui i partigiani continuano a innamorarsi, a coltivare ambizioni, ad accendersi di entusiasmo o ad arrovellarsi nell’insoddisfazione”.

Oggi, dunque, più che mai viene spontaneo chiedersi: che cosa rimane ai giorni nostri, di quelle emozioni, ma soprattutto di quella estrema convinzione, di quell’esperienza così centrale per la Storia di questo Paese, della sua dimensione di profonda umanità, del prezzo pagato da molti e molte direttamente nelle loro esistenze. Del loro lascito.

E ponendomi questa domanda non posso che provare un estremo disagio, quasi come se quella promessa fosse stata tradita. Oggi assistiamo a un progressivo indebolimento della democrazia così come era stata immaginata allora, in un’epoca, la nostra, in cui proliferano l’apatia politica, gli interessi si sostituiscono ai valori, in cui all’affermarsi di leader forse carismatici quanto pieni di sé, si contrappongono movimenti collettivi che si accendono e poi si spengono come fuochi di paglia.

Ed è proprio su questi presupposti che il nostro Paese sta precipitando verso quella “democrazia illiberale” che ha avuto successo in Europa e non solo, in Paesi come la Polonia, la Turchia, l’Ungheria. Sistemi politici, nei quali, grazie alle elezioni, si mantiene l’impianto formale delle democrazie rappresentative, ma se ne disattendono i principi fondamentali, non solo con una totale e sprezzante assenza di visione politica, ma con la limitazione di diritti individuali e del pluralismo politico, esercitando una dura repressione su qualsiasi forma di dissenso e sottoponendo a un rigido controllo i mass media.

No, non è qualcosa lontano da noi, è qualcosa in cui siamo già immersi in modo preoccupante già da diverso tempo.

Del resto come altro potremmo definire un Governo che da un lato pensa di colmare quel già 1% di saldo negativo demografico cominciando a smantellare diritti importanti come quello all’aborto, ma che dall’altro lato non riesce a trattenere i suoi giovani, anche perché quelli che rimangono vengono manganellati semplicemente perché chiedono, pacificamente, che vengano ascoltati i loro bisogni.

Un governo che nella sua cecità, non riesce a vedere esseri umani, e perché non anche delle possibile risorse, in quelle migliaia di uomini, donne e bambini che lascia morire al largo delle nostre spiagge e si permette poi, appunto, di ergersi a difensore della sacralità della vita.

Che Governo è quello che capovolge i principi fondativi della Costituzione, quelli contenuti nei primi dodici articoli, aumentando i fondi destinati agli armamenti, mentre taglia sempre di più quelli alla sanità pubblica.

Che Governo è quello che pratica sistematicamente la censura degli organi di stampa arrivando a casi emblematici come quello dello scrittore Scurati su cui l’Usigrai, il principale sindacato dei giornalisti della Rai, ha diffuso un duro comunicato che accusa la dirigenza di «controllo asfissiante» sull’informazione del servizio pubblico e parla di «sistema pervasivo di controllo che viola i principi del lavoro giornalistico», termini mai usati prima.

Sapete qual è il vero problema? Lo descrive bene Giovanni De Luna nel suo ultimo saggio “Cosa resta del ‘900”: “è che a furia di ripeterci che la democrazia rappresentativa non è più efficace per gestire una modernità i cui problemi sono così complessi da innescare una sorta di rifiuto istintivo alle regole democratiche e dunque cerca scorciatoie di soluzioni semplici, immediate, unilaterali, si è lasciato spazio all’offensiva di una destra molto aggressiva e forte alla conquista di un’egemonia culturale sempre più evidente nel nostro Paese”. Una destra, aggiungerei io, che fa fatica a definirsi antifascista, perché in fondo non lo è, e non essendolo di fatto nega gli stessi presupposti sui quali si fonda la legittimità del suo governare. Perché il nostro Stato moderno si fonda su una Costituzione che, invece si, si dichiara antifascista. E allora la domanda che sempre più mi pongo è: ma come siamo finiti in questo baratro, ma soprattutto come facciamo ora a uscirne.

Ancora una volta è al passato e in particolar modo a un tragico anniversario che siamo costretti a guardare. Quello dei cento anni dalla morte di quel Giacomo Matteotti che proprio Scurati pone al centro del suo censurato, e ora per fortuna osannato, monologo.

Matteotti, si era fatto sempre apprezzare per la serietà e per l’impegno, ma anche per la sua indipendenza di giudizio, comprendendo fin da subito che il nascente movimento fascista rappresentava un pericolo per le organizzazioni operaie ed era la risposta violenta della borghesia agraria ai propri interessi lesi dai nuovi patti agrari. Le sue coraggiose denunce delle violenze squadriste lo resero un dirigente politico assai popolare, consegnandolo però anche all’odio del radicalismo fascista.

Matteotti, soprannominato “tempesta” dai compagni di partito per il suo carattere battagliero e intransigente, il 30 maggio 1924 pronunciò un celebre discorso in cui denunciava apertamente le intimidazioni, le violenze e i brogli elettorali del governo fascista.

L’11 giugno era atteso alla Camera un discorso ancora più duro in cui Matteotti, che si era recato più volte all’estero per approfondire alcuni dossier scottanti, avrebbe dovuto rivelare gravi casi di corruzione di cui si erano resi responsabili Mussolini e alcuni gerarchi del partito. Ma Matteotti non pronunciò mai quel discorso perché il giorno prima, il 10 giugno, venne rapito a poca distanza dalla sua abitazione romana per poi essere picchiato e accoltellato fino alla fine.

Giacomo Matteotti è stato definito un eroe solitario, un martire laico della democrazia, un uomo che con il suo riformismo rimase l’ultimo ostacolo contro l’instaurazione del regime di Benito Mussolini. E se guarda caso, nonostante i 700 mila euro stanziati dalle legge Segre, entro il 10 giugno non ci saranno né eventi né celebrazioni in suo ricordo, allora spetta a tutti noi onorare la sua memoria. Perché voglio continuare a credere che non tutto sia perduto, che se noi tutti siamo qui oggi è perché in fondo un po’ del coraggio e di quel senso di responsabilità di Giacomo è anche dentro ognuno di noi. Ed è a quello che mi appello, a quel desiderio di volersi battere per lasciare un mondo migliore ai nostri figli che quotidianamente ci dimostrano di avere tutte le carte in regola per essere cittadini migliori di noi. Ce ne hanno dato un esempio i bambini insieme alle loro famiglie e alle insegnanti della scuola primaria Domenico Berti del nostro Istituto comprensivo che proprio ieri hanno ricevuto il primo premio assoluto nella categoria Ambiente del Premio nazionale Persona e Comunità.

È questo il tempo nel quale gridare ad alta voce che è un Mondo di Pace quello in cui vogliamo crescerli, un Mondo in cui la nostra classe dirigente rinunci a sterili artifici politici esclusivamente per tutelare se stessa o alcune classi sociali e non per perseguire un benessere diffuso. Ma per far questo è indispensabile abbandonare la passività della delega in bianco, esattamente l’opposto di quel che fecero i partigiani in quel biennio rivoluzionario e di resistenza dal 43-45 di resistenza che è iscritto nel nostro Dna di popolo e che non attende altro che essere da noi onorato.

Viva il 25 aprile, Viva la Resistenza e soprattutto Viva L’Italia libera e antifascista.

Il discorso della presidente Anpi Avigliana Daniela Molinero
Inaugurazione dello spazio della memoria del territorio

Era la sera del 24 aprile 1945, il Comitato di Liberazione nazionale impartisce l’ordine dell’insurrezione che viene diramato e trasmesso alle formazioni partigiane. Il giorno successivo, il 26 aprile le formazioni della media e bassa Valle di Susa ricevono ordini per l’attuazione del piano. Fra queste la 41 brigata garibaldina Carlo Carli che ha il compito di operare su Rivoli e sul 1 settore cittadino, il 27, a mezzogiorno giunge l’ordine di marciare su Torino, la Carlo Carli dopo uno scontro a fuoco a Grugliasco entra all’Aeronautica catturandone il presidio.

L’insurrezione preparata dallo sciopero generale prende il via con la famosa frase in codice: “Aldo dice 26×1 nemico in crisi finale. Applicate Piano E 27”. Mentre le colonne partigiane cominciano a convergere sulla città, i sappisti (brigate partigiane di azione patriottica) assurgono rapidamente al controllo degli stabilimenti industriali.

La fuga dei tedeschi e dei fascisti avvenuta nella notte fra il 27 e 28 aprile non coincide però con la fine della guerra e delle violenze. Sotto i colpi dei cecchini cadono donne,uomini, bambini.

Maria Giulia Giuppone, una bambina di nove anni, muore colpita alla testa sul balcone di casa come il coetaneo Pier Luigi Silvano colpito alla gola la mattina del 27 aprile, Guglielmo Chiesa, tredicenne, è ferito a morte mentre assisteva all’arrivo di una colonna di partigiani.

Nei giorni compresi tra il 26 e il 30 aprile, secondo le fonti della Croce Rossa, gli scontri armati, le esecuzioni i cecchinaggi provocano solo a Torino oltre 800 morti e circa 1000 feriti, le truppe tedesche compiono a Grugliasco l’ultimo tremendo eccidio fucilando 66 civili.

Il 6 maggio finalmente la manifestazione per la Liberazione di Torino a cui partecipano le formazioni partigiane della Valle. Al Col del Lys c’è un monumento dedicato alle 2024 vittime partigiane in Val Susa, Valli di Lanzo, Val Chisone, Val Sangone cadute nei 20 mesi di guerra partigiana. Nel 1946 si sceglie la data simbolica del 25 aprile come festa nazionale della Liberazione.

Ora a distanza di 79 anni, in questo 25 aprile di grave allarme per i pericoli che corre la democrazia in Italia e in Europa ci chiediamo dove siano finiti quei valori e quelle istanze per i quali hanno combattuto e hanno perso la vita le nostre partigiane e i nostri partigiani.

E il 25 aprile è ancora la Festa della Liberazione, o dovrà diventare una generica festa della libertà e perché la parola antifascismo è diventata così difficile e pesante da non poter essere pronunciata dalla nostra presidente del Consiglio? Che dichiara in merito alla fine della guerra: “I fascisti sono quelli che hanno combattuto tra gli sconfitti e quella maggioranza di italiani che aveva avuto verso il fascismo un atteggiamento passivo”. E proprio i passivi e i fascisti hanno il merito di “traghettare milioni di italiani nella nuova repubblica parlamentare, dando forma alla destra democratica”

Piero Calamandrei diceva invece che la Costituzione è un pezzo di carta, ma é anche il testamento di centomila morti perché è nata nelle montagne dove caddero i partigiani nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Se il 25 aprile, festa della Liberazione, risulta essere divisiva allora che sia divisiva cioè divida chi come noi si dichiara orgogliosamente antifascista da chi si dichiara afascista, oppure come è di nuovo di moda spudoratamente fascista.

L’Anpi ricorda a chi non l’avesse ancora capito, a chi non ha visto i segnali, che oggi siamo in piena emergenza democratica, che il Governo in mano alla destra estrema che affonda le sue radici nel ventennio fascista, ogni giorno ce lo dimostra con i suoi provvedimenti: con il trattamento vergognoso riservato ai migranti con l’esternalizzazione dei luoghi di reclusione, con la repressione del dissenso al punto di intaccare il diritto di manifestazione e di sciopero, con i tagli alla Sanità pubblica, con la politica sulla scuola degna del ventennio: repressione e disciplina, l’attacco ai diritti delle donne, alla Magistratura, i pesanti interventi sull’informazione ricordiamo il processo a Luciano Canfora, gli attacchi alla scrittrice Valentina Mira, la censura ad Antonio Scurati.

Il Governo, con la retorica “Dio patria famiglia” mostra la sua anima profondamente reazionaria, razzista, misogina. Potremmo dire con Gastone Cottino che si sta instaurando un regime autoritario di massa e che tutto sta passando in una cieca indifferenza.

Questo governo, votato dagli italiani che non hanno memoria o non hanno studiato la storia, vuole cambiare la Costituzione negando che sia antifascista e delegittimandola, istituendo il Premierato che limiterebbe le prerogative del Parlamento e la democrazia rappresentativa, annullando la divisione dei poteri che qualifica la democrazia costituzionale e l’autonomia differenziata che intaccherà i diritti sociali e civili fondamentali dei cittadini.

La nostra Costituzione, basata, non solo, impregnata di antifascismo al punto che non fu necessario scriverlo, all’ articolo 11 recita: “L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, che significa il predominio del diritto sulla guerra.

Questo predominio ora è tragicamente tradito a scapito di una conquista di civiltà maturata a caro prezzo 75 anni fa, perché la guerra è tornata a essere lo strumento di regolazione dei conflitti, la diplomazia è impotente, il diritto internazionale è sostituito dalla potenza militare.

Due anni di guerra in Ucraina con distruzione e morte, tutta l’Europa in economia di guerra con aumento delle spese militari l’unica economia che veramente promette profitti, clima da guerra fredda fra le potenze, rinuncia totale ad azioni che portino alla fine delle ostilità e a una pace negoziata nel rispetto dei diritti. E il terrificante genocidio che sta compiendo Benjamin Netanyahu nella striscia di Gaza che nessuno può o vuole fermare e che rimarrà sulla coscienza nell’umanità intera.

Sappiamo che le nostre partigiane e i nostri partigiani hanno combattuto per una nuova società, libera e giusta, che hanno combattuto una guerra per poter vivere in democrazia e in pace e che ora sono in discussione democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace cioè la Repubblica democratica fondata sulla Costituzione e nata dalla Resistenza.

Gastone Cottino partigiano, giurista, testimone della Resistenza, docente, antifascista combattente della libertà fino all’ultimo momento, nel suo ideale testamento che dedica ai giovani cita il monito di Nuto Revelli: “Capire e non arrendersi, capire ciò che siamo stati e ciò che dobbiamo essere; capire e non arrendersi: mai”.

Ragazze e ragazzi , tocca a voi. Non arrendetevi mai!

E ancora “un antifascismo vero deve estendere il suo impegno a realizzare una società in cui si persegue la partecipazione e non il culto del capo e della forza”. E allora in questo 25 aprile come recita l’appello alla grande manifestazione di Milano, lottiamo per sconfiggere questo progetto di segno autoritario con una mobilitazione di tutte e tutti gli antifascisti, dei movimenti, del mondo della cultura per il rilancio e la piena attuazioni dei principi costituzionali.

Ribelliamoci, insorgiamo cioè facciamo sorgere una nuova speranza ispirata agli ideali di giustizia e di libertà che erano gli ideali delle nostre partigiane e partigiani e gridiamo forte il nostro no alla guerra, contro l’aumento delle spese militari, per il disarmo e per la pace.

Buon 25 aprile, viva le partigiane e i partigiani. Ora e sempre, Resistenza.

Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale presso l'Università di Torino
Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino
Testo orazione ufficiale Alessandra Algostino
«Il fascismo ha tradito l’Italia, …togliendo ai lavoratori le loro libertà, conducendo una politica di guerra, una politica di odio verso gli altri Paesi, facendo una politica che sopprimeva ogni possibilità della persona umana di veder rispettate le proprie libertà, la propria dignità, facendo in modo di togliere la possibilità alle categorie più oppresse, più diseredate del nostro Paese, di affacciarsi alla vita sociale…» (Teresa Mattei, Assemblea costituente, 1947). Nelle parole di Teresa Mattei si coglie il senso dell’antifascismo: un antifascismo che coinvolge la Costituzione tutta.

Un antifascismo che è di ieri ma anche di oggi. Un antifascismo sostanziale. Un antifascismo che coinvolge più livelli.

Il primo livello è il più immediato. È l’antifascismo della XII disposizione (transitoria e) finale. della Costituzione, che sancisce il divieto di «riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista»: una disposizione, invero, dopo gli scioglimenti nel 1973 di Ordine Nuovo, nel 1976 di Avanguardia Nazionale e nel 2000 del Fronte nazionale (quest’ultimo, per incitamento all’odio razziale), indebitamente accantonata, nonostante aggressioni che mostrano la pericolosità delle organizzazioni neofasciste, come quella alla sede della Cgil il 9 ottobre 2021, o le inquietanti immagini della marea nera di Acca Larentia coordinata nel saluto romano del gennaio di quest’anno.

Il secondo livello è il più denso: è l’antifascismo che attraversa la Costituzione, una Costituzione armonicamente e strutturalmente antifascista e riguarda la costruzione di una democrazia conflittuale, pluralista e sociale, che è antifascista nella sua essenza e rappresenta un antidoto contro il fascismo.
Antifascismo, dunque, in primo luogo è riconoscere che la democrazia è conflitto.
Oggi assistiamo a una neutralizzazione del pluralismo e a una sterilizzazione e repressione del conflitto sociale e del dissenso.
La democrazia politica è svuotata. La rappresentanza è sempre più asfittica: sistemi elettorali escludenti, voto diseguale, liste bloccate, premi di maggioranza si coniugano con partiti definiti leggeri, liquidi, appiattiti sull’occupazione delle istituzioni, privi di radicamento territoriale, incapaci di veicolare visioni alternative plurali e di essere il tramite tra i fermenti vivi che attraversano la società e le istituzioni.
Svanisce l’idea della politica come processo di integrazione e mediazione e si afferma la logica della democrazia decidente, una logica chiusa nella dicotomia vincente o perdente, amico o nemico.
E all’orizzonte appare lo spettro della democrazia del capo, un ossimoro: la democrazia non ha capi; la democrazia è espressione pacifica dei conflitti, è partecipazione effettiva (ricorda l’articolo tre) e plurale.
Il rafforzamento dell’esecutivo è un fiume carsico che a tratti affiora, mentre, sotterraneo, erode gli equilibri costituzionali, da anni. È il fascino, tradotto in norme, che il decisionismo esercita, con il suo sostrato di populismo, con la spoliticizzazione e la sostituzione del pluralismo con una artificiale identità simbolica e semplificatrice.
La concentrazione del potere nel capo è un asse portante dell’orizzonte culturale della destra. E oltre una certa soglia varca i confini della democrazia e scivola nell’autocrazia.
Vi leggo un passo: occorre «un Governo nella sua più alta ma anche più concreta significazione di Istituto atto a risolvere nel modo più rapido, fermo e univoco tutte le molteplici questioni che nell’azione quotidiana si presentano, non impacciato da preventive compromissioni, non impedito da divieti insormontabili, non soffocato da dissidi, non viziato nella origine da differenze ingenite di tendenze e di indirizzi».
L’Autore del passo è Mussolini, nel dibattito sulla legge Acerbo (1923), ma questo è anche il modello del premierato. Nelle radici antifasciste della Costituzione risiede l’opposizione di oggi al premierato.
Antifascismo è limitare il potere, equilibrandolo e dividendolo, mentre la scellerata riforma del premierato istituzionalizza la verticalizzazione di potere nell’esecutivo. L’elezione diretta “legittima” il rovesciamento della responsabilità politica, che il potere di scioglimento delle Camere nelle mani del Presidente del Consiglio rafforza: non è più il Governo a essere responsabile verso il Parlamento, ma le Camere a essere organo di ratifica delle decisioni del Governo, con un ruolo ancillare; e parliamo di un Parlamento già esautorato da un monocameralismo di fatto, marginalizzato dal dilagare dei decreti legge e della questione di fiducia.
È un Presidente del Consiglio vorace, quello che il premierato disegna: con la sua maggioranza divora il Parlamento e il Presidente della Repubblica, ridotto a mero notaio, e, a cascata, l’elezione del Presidente della Repubblica, dei giudici costituzionali, dei membri del Csm, delle autorità di garanzia.
Antifascismo è garantire e favorire l’espressione del pluralismo, nelle sue forme “dal basso”, così come nei partiti, nella rappresentanza e in Parlamento. “Dare la voce al popolo” non significa chiamare i cittadini (che divengono sudditi) a votare, acclamare, un capo che decide, al quale ci si affida e si delega, ma riconoscere e favorire una partecipazione continua e conflittuale, per una sovranità che non emana dal popolo, afferma l’articolo 1 della Costituzione, ma appartiene al popolo.

E poi c’è la deriva autoritaria, suffragata dalla retorica di una perenne emergenza (una contraddizione in termini): la riduzione degli spazi di espressione del pensiero (emblematici, da ultimo, la censura di Scurati e la querela contro la critica politica di Canfora); il populismo penale (22 nuovi reati introdotti dal governo Meloni); la repressione del dissenso, la sua criminalizzazione e delegittimazione (quanto accade nelle università rappresenta plasticamente quanto detto, con le accuse a studentesse e studenti di essere delinquenti e antisemiti); la colpevolizzazione e punizione della povertà e del disagio sociale (il decreto Caivano, per tutti).
E ancora, le ombre nere della repressione si tingono di coloriture razziste e si allungano sulle persone che migrano, con la disumanizzazione e il colonialismo di politiche che culminano nell’esternalizzazione e delocalizzazione delle frontiere e nello svuotamento finanche l’asilo (l’accordo Italia-Albania, la procedura accelerata di frontiera per i richiedenti asilo, l’accanimento contro il soccorso in mare). Quell’asilo garantito dalla Costituzione (art. 10, co. 3) con una formula amplissima che riflette il ricordo della necessità di fuggire dal regime fascista.
Nella repressione si manifesta una violenza, che, se pur in modo differente, è propria del fascismo: una violenza fisica (i manganelli), verbale (la criminalizzazione e delegittimazione del dissenso), sociale (l’espulsione di chi è ai margini).
E ancora, la violenza contro le donne, con l’attacco al loro, al nostro, diritto di autodeterminazione; ma anche la negazione dell’emancipazione che passa attraverso l’affermazione di un falso femminismo: la liberazione delle donne non è la rottura del soffitto di cristallo di qualcuna, ma la costruzione di un terreno di emancipazione per tutte; in prospettiva intersezionale, come insegna la Costituzione, che, all’articolo 3, tiene insieme i diversi profili della democrazia, politica, economica e sociale.
Limitazioni o soppressione dei diritti, violenza, culto della forza, punizione e colpevolizzazione della fragilità, razzismo, sono assi del fascismo, contro i quali rivendicare ed esercitare i diritti costituzionali a partire da quelli legati alla protesta (libertà di pensiero e di manifestazione), dal diritto di asilo e dal principio di eguaglianza.
Antifascismo è difendere lo spazio del dissenso, della critica, anche quando – uso le parole della Corte europea dei diritti dell’uomo – urta e inquieta. È necessario, lo ricorda Bobbio, il dissenso in una democrazia; è il «vivente movimento delle masse» sostiene Rosa Luxemburg, a correggere «il faticoso meccanismo delle istituzioni democratiche».
Antifascismo, dunque, è creare le condizioni perché possa svilupparsi una partecipazione effettiva e consapevole; e qui si innesta il ruolo di una scuola e un’università che stimolino la riflessione critica, l’immaginazione, la ricerca libera, non intrise di meritocrazia e istanze punitive.
Antifascismo è liberare la persona umana, promuovendo il suo pieno sviluppo, nel nome di una effettiva uguale diversità, al netto dei bisogni e dei condizionamenti sociali ed economici.
Antifascismo è esigere la costruzione della democrazia sociale, la tutela dei diritti sociali. Penso alla sanità; penso alla necessità di opporsi all’autonomia differenziata, una “autonomia delle diseguaglianze”, perché le acuisce invece di rimuoverle, un compito, quest’ultimo, al quale la Costituzione impegna la Repubblica. L’autonomia differenziata trasforma i diritti in privilegi, frantuma il legame sociale, il senso del collettivo e la solidarietà; apre a processi di ulteriore (sottolineo ulteriore) svuotamento dello stato sociale.
La nostra Costituzione è antifascista in quanto sta dalla parte dei subalterni, dei fragili, dei dannati della terra di Frantz Fanon, dei lavoratori e non dei “padroni”.
Antifascismo è essere contro la sopraffazione, e questo significa mobilitarsi, allora come oggi, contro tutte le forme di oppressione, del pensiero, del dissenso, sociali, di genere, economiche e, non ultima, la guerra. E qui non si può non pensare al popolo palestinese sotto i bombardamenti israeliani, senza cure, senza scuole, senza cibo a Gaza.
Antifascismo è ripudiare la guerra e adoperarsi per una comunità internazionale che persegua la pace e la giustizia, ricordando che «totalitarismo e dittatura all’interno significano inesorabilmente nazionalismo e guerra all’esterno» (Calamandrei), e viceversa. Ed è un impegno fondamentale nel momento in cui i venti di guerra soffiano sempre più impetuosi, quando aumentano le spese per la difesa e la pace è declinata mostruosamente come preparazione della guerra. E di nuovo ci riporta a Gaza, alla richiesta di cessate il fuoco e di rispetto del diritto internazionale, violato da anni da Israele, alla richiesta di non inviare armi per non incorrere in complicità dato il “rischio plausibile” di genocidio.

Il terzo livello di antifascismo è combattere il fascismo della “società dei consumi”, che ha dato «altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali» (Pasolini), ovvero il fascismo che risiede nella competitività sfrenata del modello neoliberista che dilaga in tutti gli ambiti della società e della vita, con il suo homo oeconomicus.
Anche questa declinazione dell’antifascismo è nella Costituzione: è il progetto della democrazia sociale, della redistribuzione delle ricchezze, della liberazione di ciascuno e di tutti dagli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
L’antifascismo è emancipazione, orizzonte aperto sulle possibilità di alternativa e trasformazione.

Vengo alle conclusioni. Ho cercato di ripercorrere l’essenza dell’antifascismo tradotto in legge fondamentale nella Costituzione e di mostrare le contraddizioni fra la Costituzione antifascista e la deriva dei tempi oscuri che viviamo. Sia chiaro: con questo non si intende in alcun modo diluire il senso dell’antifascismo storico e il valore della Resistenza, ma far crescere le radici antifasciste che innervano la Costituzione, ricordare che esse possono – devono – essere pratica quotidiana.
Stiamo scivolando verso il baratro della barbarie, attraverso una gramsciana rivoluzione passiva, che con il governo Meloni ha accelerato la corsa e assunto un volto protervo e sempre più violento, nel contesto di un mondo che sta normalizzando la guerra e la disumanità (i morti in mare, per tutti). Le radici antifasciste della Costituzione ci tengono ancorati al terreno della democrazia, dei diritti, dell’umano, ci proiettano verso la giustizia e l’eguaglianza. Ma devono essere curate e innaffiate.
Le radici antifasciste della Costituzione, che ne costituiscono la struttura portante, sono anche il nostro presente.
Il fascismo, cito Gastone Cottino, partigiano professore, antifascista, recentemente scomparso, «non si presenta allo stesso modo», ma mostra insidiose «equipollenze».
Chiudo, con le parole che Gastone, in una affollata assemblea, che ha dato vita al Coordinamento antifascista di Torino, ci ha consegnato: «non arrendetevi mai!». Non arrendiamoci.

Francesco Foglia sacerdote
Venerdì 26 aprile, al Teatro Fassino di Avigliana alle 21, è in programma un triplice evento del Valsusa Filmfest, con il patrocinio del Comune di Avigliana che inizierà con lo spettacolo teatrale “Francesco Foglia sacerdote” di e con Marco Alotto, ispirato al libro “Una storia nella storia e altre storie” di Chiara Sasso e Massimo Molinero. Seguirà la proiezione del cortometraggio “Oltre il buio Una scelta per la Pace” di Francesca Aprà e consegna del Premio Bruno Carli a Nicolas Marzolino, consigliere nazionale e presidente della sezione di Torino dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra.

Lo spettacolo “Francesco Foglia sacerdote”, che ha ricevuto il patrocinio e il contributo del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale del Piemonte, è stato creato con drammaturgia di Marco Alotto e Marco Sgrosso, vede in scena Marco Alotto e alla fisarmonica Maurizio Pala con regia di Marco Sgrosso e assistenza alla regia di Oliviero Alotto. Una intensa rappresentazione che racconta di una storia di confini, sia geografici che esistenziali, che nasce al Moncenisio e si sviluppa tra Italia, Francia, Germania e Brasile. Una storia che traccia il percorso di un sacerdote che è stato partigiano e deportato, tra vicende di un passato “presente” da non dimenticare. Un unico attore va alla ricerca dei vari brandelli di storia del sacerdote e cerca di ricucirli: come una veste.

Programma

  • 12 aprile alle 20,45 presso l’Auditorium Bertotto il ricordo dell’Eccidio della Mortera con lo storico Marco Sguayzer
  • 19 aprile alle 20,30 presso la sala consiliare incontro con Luca Casarotti autore del libro “Antifascismo e il suo contrario”
  • 21 aprile escursione “Moncun-i e Anello della Torbiera” con narrazioni sulla Resistenza nel territorio lungo il percorso – partenza dal Lago Piccolo alle 8,30
  • 24 aprile “Camminata di valle – Vogliamo la pace prepariamo la pace” da Villardora ad Almese, ritrovo alle 20 al Centro polivalente Villardora
  • 25 aprile
    • alle 8,45 ritrovo in piazza del Popolo (fronte scuole medie)
    • alle 9 omaggio al sacrario dei caduti
    • alle 9,15 partenza del corteo (parcheggio Alveare Verde)
    • alle 10 celebrazione messa nella chiesa di San Giovanni
    • alle 11 commemorazione della storica data presso il piazzale dei Caduti, saluti del sindaco e dell’Anpi sezione di Avigliana Anna Maria “Mara” Polo, orazione ufficiale a cura della professoressa Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino
    • alle 12 intervento del Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi
    • alle 12,15 esibizione del coro “Le Voci dei Mareschi” e delle ragazze e dei ragazzi delle classi V delle scuole primarie di Avigliana diretti da Lorella Perugia e Serena Taretto del Centro studi di didattica musicale Roberto Goitre. A seguire rinfresco a cura della sezione Anpi di Avigliana Anna Maria “Mara” Polo nel cortile della Società operaia (sala consiliare in caso di maltempo). Alla manifestazione interverrà la Società Filarmonica Santa Cecilia di Avigliana.
  • 26 aprile triplice evento del Valsusa Filmfest al Teatro Fassino a partire dalle 21
  • 4 maggio pedalata lungo il “Percorso della Memoria e della Resistenza” con partenza alle 9 da piazzetta De Andrè.

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