Avigliana ricorda Angela Bracco

in Cultura/Territorio

La città in lutto per Angela Bracco, assessora dal 2002 al 2012, insegnante, appassionata animatrice culturale, intellettuale. Era nata nel 1946
Avigliana, sabato 1 settembre 2018 – Questa mattina si sono si sono svolti i funerali nella chiesa di San Giovanni, Angela Bracco era nata nel 1946 ed era malata da tempo. Ad Avigliana lascia un ricordo indelebile per i suoi due mandati da assessora alla Cultura, al Turismo e al Commercio, dal 2002 al 2012, con la sindaca Carla Mattioli.

Insegnante e intellettuale, fu l’autrice appassionata di molte manifestazioni ed eventi culturali, tra le quali il Due laghi jazz festival. Sua l’idea di ristrutturare la Fabrica e trasformarla in polo culturale.

Originaria di Savona ma aviglianese d’adozione, decise di trasferirsi nella città dei due laghi nel 1981 con il marito, il ceramista Piero della Betta, e la figlia Francesca. Fu molto attiva nel Comitato Resistenza Colle del Lys e trasmise i valori della Resistenza e dell’antifascismo. I ricordi di due sindaci di Avigliana, Andrea Archinà e Carla Mattioli.

Andrea Archinà
Carissima Angela, trovare le parole giuste per salutarti è estremamente difficile, tu che eri sempre così impeccabile nello sceglierle in ogni contesto. Non vi è presentazione di mostra o di qualsiasi altra iniziativa da te curata dalle cui parole non solo traspare il tuo straordinario bagaglio di conoscenza e cultura, ma altresì la tua passione e la tua determinazione nel volerle donare a questa città. Del resto è proprio questo ad averti sempre animata: un’instancabile volontà di perseguire il bene comune, dapprima trasmettendone il fondamentale valore alle nuove generazioni attraverso l’insegnamento e poi animando la vita culturale e associativa aviglianese con iniziative che ancora oggi sono radicate sul territorio. Territorio a cui ti sei dedicata fin da subito, pur non rappresentando le tue origini, pur essendo più aspro della distesa di mare della tua Liguria e meno noto della ricca Urbino culla di arte e storia e certamente fonte per te di grande ispirazione. E poi c’era quel desiderio profondo di costruire progetti che avessero al centro il valore della memoria quasi come se percepissi, precorrendo i tempi, il pericolo di una deriva che oggi si manifesta in tutta la sua violenza. Percorso complesso quello che ti sei scelta, a tratti certamente irto di difficoltà, ma che proprio per questo merita di essere percorso con la consapevolezza di chi sa che nulla deve essere lasciato intentato. Dopo aver ricevuto da assessore alla cultura la grande eredità del tuo lavoro, ricordo di essermi ritrovato spesso a chiedermi come avessi fatto, una volta già comparsi i tuoi acciacchi, a sopportare la pressione e a tratti la gravosità di certe dinamiche che, complice anche la mia inesperienza, a fatica riuscivo a sostenere. Qualche giorno dopo, quasi inspiegabilmente come a leggermi nel pensiero, incontrandomi per strada o al telefono mi dicevi: “Non arrabbiarti. Tu fa del tuo meglio, vedrai che il resto verrà da sé”. Allora è forse questo il più grande insegnamento che ci lasci cara Angela, quello di fare del nostro meglio per essere cittadini interessati, curiosi e responsabili. Cittadini consapevoli che non importa dove si annidino le nostre origini e quanto abbiamo navigato per giungere finalmente a un porto sicuro. Quel porto sarà la nostra casa a cui dedicheremo ogni sforzo per renderla un posto più vivo e ancora più ricco di umanità. Dunque, in qualsiasi luogo tu decida di andare ora, ricorda sempre che queste strade acciottolate e queste piazze, che tu stessa hai contribuito a rendere più belle, saranno sempre pronte ad accoglierti. E noi, che qui rimaniamo stringendoci in un abbraccio commosso intorno a Piero e Francesca, ti saremo sempre grati e desiderosi di essere ispirati dalla tua gentilezza e dalla tua bontà d’animo per continuare a costruire una Avigliana e un Mondo migliori.

 

Carla Mattioli
Cara Avigliana,
in queste ore ci ha lasciati una donna importante per te, che ti ha amata con passione forte e anche, a volte, dolorosa. Come nelle importanti e durature storie d’amore, Angela ti ha scelto e con Piero ha deciso di venire a vivere con te. Dalla Liguria di sole, mare e profumo di basilico e maggiorana, da Urbino stillante storia e cultura, i due sposi sono venuti qui, innamorati di un centro storico allora non splendente come oggi, ma di cui avevano capito la bellezza e il fascino. Si sono ristrutturata, pionieri del recupero del centro storico, una piccola e magica casa, sempre aperta a tutti. Avevano capito che nonostante strade strette, acciottolati, mancanza di garage e posteggi, piazza Conte Rosso e strade limitrofe permettevano di vivere nel silenzio, immersi nella Storia, quella che Angela insegnava e tanto amava. Di lì, cittadini di adozione, hanno cominciato a seminare germi di cultura che non si sono ancora disseccati. La scuola di ceramica ha cresciuto appassionati e artisti: è viva, con fatica, grazie a Piero e Francesca: in bella mostra ci sono i piatti di ceramica ricostruiti del campanile di San Giovanni, a ricordarci come sin dal Medioevo tu vecchia Avigliana ti aprivi all’ospitalità e all’accoglienza. Angela diede subito l’esempio. Dirimpettaia delle famiglie marocchine che vivono, con tanti figli, nel recupero di alcune case della Piazza, con quelle donne dialogava, ascoltava le loro difficoltà di vita, dava piccoli lavori quando le era possibile. Intanto la professoressa Bracco era diventata insegnante del Galilei, dove portava il suo amore per il sapere e la disponibilità verso i ragazzi e i loro problemi. Diventò subito una di quelle insegnanti storiche che circondavano la severa e colta preside Paglino, che aveva fatto di questa scuola una delle più importanti realtà della valle. Angela dichiarava con orgoglio di essere “di sinistra”, erede della Resistenza e della Costituzione, non a parole: lo provò con il lungo impegno nel Comitato del Col del Lys, perché questo si aprisse ai problemi del territorio, coinvolgesse giovani e Istituzioni. L’amore per te Avigliana, cresceva, per diventare un rapporto maturo, che si trasformava. L’impegno politico e amministrativo, i dieci anni di Assessore alla cultura sono stati l’occasione feconda per il cambiamento. Cara città, ti sei trovata viva nei tuoi muri recuperati. Angela ha lavorato per te, come tante donne, con dedizione e spesso fatica. La malattia che le toglieva il fiato era ancora domabile e non feroce. Anche con il respiro corto trasformava l’Ex Cavitor nella “Fabrica” di cultura che è ora: biblioteca, teatro, musica, cinema che richiamano cittadini di tutta la valle. La Bracco si inventò il “Museo diffuso” in cui per anni germogliò nel centro storico la bellezza della “Terra del fuoco”. Si dedicò ad aprire e far vivere il Museo del Dinamitificio, facendolo entrare nel sistema museale della Provincia. Non si dimenticò della tua parte bassa e popolare, centro del piccolo commercio. Spostò la fiera d’autunno dalla periferia al centro, istituì la nuova fiera di primavera nel dimenticato corso Torino, diede vita a un piano del commercio che limitasse le grandi superfici di vendita. Si preoccupò delle turnazioni degli esercizi commerciali nel periodo estivo, perché ci fosse, anche d’estate qualcosa sempre aperto per cittadini e turisti. Lavorò per trasformare il campeggio, per dar vita al centro di informazioni turistiche, sostenne con forza il festival jazz e tante manifestazioni perché tu, Avigliana, potessi uscire dal rischio di diventare una città dormitorio ed essere la città vissuta che pian piano tanti stanno scoprendo. Quindi, cara Avigliana che spesso, come dice la leggenda, sei “vilana”,  ricordati dell’amore lungo e non abbastanza riconosciuto che questa grande donna ti ha regalato. Mantienine memoria viva, non ti scordare di lei e prova anche tu a rispondere a una domanda che ha guidato sempre idealmente l’operato di Angela: “Potremo mai avere una cultura che sappia proteggere l’uomo dalle sofferenze invece di limitarsi a consolarlo? Una cultura che le impedisca, che le scongiuri, che aiuti a eliminare lo sfruttamento e la schiavitù, e a vincere il bisogno, questa è la cultura in cui occorre che si trasformi tutta la vecchia cultura… Io mi rivolgo a tutti gli intellettuali italiani che hanno conosciuto il fascismo. Non ai marxisti soltanto, ma anche agli idealisti, anche ai cattolici, anche ai mistici.” (Elio Vittorini)
Carla Mattioli

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultime da Cultura

Tea time concerto

Sei concerti in programma nella XVIII edizione della rassegna musicale realizzata dall’associazione “Sandro Fuga”

Scrittori e tisane

Quattro scrittori alla biblioteca Primo Levi da settembre a dicembre, quattro incontri
Vai Su
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: