Mettiamo in comune le nostre energie!

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Il 18 marzo è la Giornata dell’economia circolare: promuoviamo la creazione delle Comunità energetiche locali

In questi tempi di coronavirus, com’è accaduto in passato per altre situazioni critiche, emerge il meglio e il peggio della nostra società, per esempio con l’esasperazione di chi fa incetta di ogni prodotto disponibile da un lato e la dedizione al bene comune di chi si mette invece al servizio dei più fragili dall’altro. Come scrive il professor Angelo D’Orsi in un recente articolo, “l’intensificarsi della paura del contagio rende cattive le persone mediocri, mentre esalta la voglia di fare qualcosa per la comunità nelle altre, qualcosa di buono, di utile, eccitando creatività e inventiva.”

Poiché la mancanza di ciò che diamo quotidianamente per scontato ce lo fa apprezzare di più quando questo manca, la clausura forzata ci fa riscoprire per esempio quanto sia importante mantenere le reti interpersonali e quanto possa essere importante sentirsi parte di una comunità e coltivare la speranza, anche solo partecipando a flash mob di tutti i tipi stando sul balcone di casa propria.

Questo isolamento forzato, che ci costringe a cambiare abitudini, a riflettere di più sulla nostra vita e a trovare l’energia che serve per farsi forza collettivamente, dicendo a noi stessi e ai nostri bambini che “andrà tutto bene”, potrebbe diventare una buona occasione per rivedere anche alcuni stili di vita che, benché non percepiti come dannosi, perché non causano effetti immediatamente nocivi o mortali come il Covid-19, hanno però generato un ecosistema malato. Il riscaldamento globale, infatti, è oramai accertato che sia dovuto principalmente ai gas serra emessi dalle attività umane, e uno studio di scienziati americani uscito a gennaio, ha evidenziato come lo scioglimento dei ghiacci dei Poli potrebbe liberare altri antichi virus, nocivi quanto quello che sta generando l’emergenza. È un po’ come se avessimo fatto venire la febbre al pianeta e ora il pianeta si difendesse facendola venire a noi, costringendoci a distanziarci e a rallentare per non ammalarci ulteriormente come specie. D’altra parte, come si potrebbe rimanere sani in un ecosistema malato?

Le immagini satellitari che monitorano l’inquinamento sia in Cina che in Europa, evidenziano che mentre stiamo a casa a causa del coronavirus, l’inquinamento diminuisce e i fenomeni collegati al riscaldamento globale potrebbero rallentare. Questa inaspettata inversione di tendenza, positiva per quanto riguarda il cambiamento climatico, ovviamente non significa che dobbiamo mantenere questa situazione di isolamento forzato anche quando sarà finita l’emergenza, ma significa che potremmo trovare un nuovo equilibrio che ci permetta di conciliare le esigenze lavorative e sociali con quelle ambientali, perché abbiamo sia le tecnologie che le energie per cambiare, se ci riappropriamo della capacità di sfruttarle collettivamente.

A questo proposito, potremmo sfruttare questo periodo in cui siamo costretti a stare a casa, per iniziare a capire quali sono i nostri consumi energetici casalinghi e se abbiamo oppure no la possibilità di modificarli, sapendo che un’inversione di tendenza rispetto ai cambiamenti climatici si può costruire iniziando proprio dalle piccole azioni individuali messe a fattor comune. In questo ci può aiutare anche una recente legge nazionale (che riprende la legge della Regione Piemonte n.12 del 3/8/2018) che riguarda la costituzione delle Comunità energetiche locali, con lo scopo di incentivare le cosiddette “reti intelligenti” (smart grid) e lo scambio di energia (elettrica e termica) fra Amministrazione pubblica, imprenditori e comuni cittadini che la producono e la consumano all’interno di un territorio limitato (come potrebbe essere un grosso Comune o l’intera Valle di Susa). La legge nazionale n.8 del 28/2/20 prevede che le Comunità energetiche locali possano avere una “taglia minima” a partire da quella di un condominio, per cui chi volesse installare per esempio dei pannelli fotovoltaici, o mettere delle pompe di calore, per generare e consumare energia a chilometro zero non avrebbe da fare altro che convincere gli altri inquilini del proprio condominio a condividere questa “conversione verde”. Per riuscire ad arrivare invece alla costituzione di una Comunità energetica locale a livello comunale (o addirittura sovra-comunale), saranno necessari passaggi burocratici che allungheranno un po’ i tempi di realizzazione, ma se nel frattempo si sarà già costituita una rete di cittadini interessati a far parte di questa rete, il vantaggio sarà ancora più ampio e ci permetterà di liberarci a livello maggiore dalla dipendenza dalle fonti energetiche fossili.

I vantaggi della costituzione di una Comunità energetica possono essere sia di tipo economico diretto, perché tramite l’implementazione di “reti intelligenti” diventa possibile razionalizzare i consumi energetici a seconda degli orari di immissione e prelievo dalla rete, sia di tipo indiretto, in quanto le fonti rinnovabili potrebbero offrire un’adeguata risposta alla domanda di elettricità e calore creando valore e nuova occupazione (con installazione e manutenzione di impianti sul territorio). Inoltre tutto questo porterebbe anche a vantaggi per il clima in generale perché, oltre a responsabilizzare gli utenti/produttori relativamente ai consumi, utilizzare una filiera corta dell’energia, ma soprattutto la circolarità della stessa, permetterà di allontanarsi progressivamente da fonti fossili per orientarsi su fonti reperibili localmente. Per esempio la filiera del legno o piccole centrali idroelettriche, oltre che i “tetti fotovoltaici”, senza contare anche il risparmio energetico dato dalla coibentazione degli edifici.

Per tutti questi motivi, nei prossimi mesi, l’Amministrazione di Avigliana, e altri Comuni della Valle, intendono non solo deliberare l’adesione alla “Oil free zone” come primo passo formale che segna l’intenzione di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, ma anche coinvolgere i propri cittadini in una mappatura del territorio che permetta di metterli in rete (dapprima solo virtuale, ma con lo scopo di farla diventare poi reale) per costituire la Comunità energetica locale anche sul nostro territorio. Coloro che fossero interessati a “mettere in comune” la generazione della propria energia, possono quindi rivolgersi all’ufficio Ambiente del Comune quando sarà terminato il periodo di emergenza da Coronavirus.

Compila il questionario per una ricerca del Politecnico di Torino sulle comunità energetiche.

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