La festa delle Forze armate

in Cultura/Società

Città di Avigliana, associazione nazionale Carabinieri, associazione nazionale Alpini, invitano a celebrare la festa delle Forze armate e il centesimo anniversario di Vittorio Veneto
La festa delle Forze armate fu istituita nel 1919 e cade il 4 novembre. Ad Avigliana quest’anno si celebra giovedì 1 novembre.

“In occasione del 4 novembre, e dei giorni immediatamente precedenti, le massime cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto, la cui salma riposa presso l’Altare della Patria a Roma, si recano in visita al Sacrario di Redipuglia, dove sono custodite le salme dei 100.000 caduti italiani della prima guerra mondiale, nonché a Vittorio Veneto, dove si svolse l’ultima e risolutiva battaglia del conflitto armato fra il Regio Esercito italiano e l’esercito imperiale austro-ungarico. È prassi che il Presidente della Repubblica Italiana e il Ministro della Difesa inviino alle forze armate italiane, il giorno della celebrazione, un messaggio di auguri e di riconoscenza a nome del Paese. Il 4 novembre viene celebrato anche in altre sedi istituzionali come Regioni, Province e Comuni” (fonte Wikipedia).

IV Novembre
100° Anniversario di Vittorio Veneto
Festa delle Forze Armate
Nel ricordo dei caduti di tutte le guerre

PROGRAMMA

ore 09,45 – Ritrovo davanti alla chiesa di San Giovanni
ore 10,00 – Celebrazione della Santa messa in suffragio dei caduti
ore 10,45 – Corteo al monumento ai caduti
ore 11,00 – Alzabandiera e posa corona al monumento ai caduti. Orazioni ufficiali

Alla manifestazione interviene la Società filarmonica Santa Cecilia di Avigliana.

Il discorso del sindaco
Cari concittadini,

rivolgo un caro saluto e ringrazio della loro presenza le autorità militari e civili, il Gruppo di Avigliana dell’Associazione nazionale Alpini insieme ai rappresentanti delle associazioni d’arma, le associazioni dei combattenti e reduci, la Protezione civile, la società filarmonica Santa Cecilia e tutti Voi che siete intervenuti.

Oggi Avigliana commemora il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. Una guerra dapprima invocata con fervore, considerata in grado di risolvere questioni legate all’unità italiana ancora in sospeso e in ogni caso ancora troppo fragile. Da un punto di vista umanitario fu una carneficina: vi persero la vita 10 milioni di militari e un numero indefinito di civili, vi furono milioni di feriti e di mutilati. Distrusse economie fiorenti, produsse lutti e devastazioni, fame e miseria. Abbatté antichi confini, fece nascere nuove nazioni, cambiò radicalmente mentalità, sogni, consuetudini, linguaggi.

Sul piano geopolitico, le sue conseguenze – anzitutto, i trattati di pace troppo duri – costituirono i presupposti per nuovi e ancor più tragici eventi in Europa e nel Mondo.

Permettetemi di soffermarmi proprio su questo. Perché a cento anni di distanza la Storia sembra esattamente ripetersi. In tutto il Mondo soffiano venti che molto hanno di similare a quelli che negli anni successivi alla fine della prima guerra mondiale cominciarono a tirare in tutta Europa. Molti degli Stati che ne fanno parte hanno cominciato ad alimentare una sempre più marcata conflittualità reciproca complice anche la diffusione di un utilizzo distorto dell’economia, delle nuove tecnologie dei mezzi di comunicazione che rischiano di farci precipitare irreversibilmente in una crisi senza precedenti e dagli esiti difficilmente prevedibili. All’epoca furono proprio queste dinamiche a contribuire a costruire le basi per il sollevarsi di sentimenti di odio verso il diverso in ogni sua eccezione, dalla razza alla disabilità, dalla sessualità al tenore di vita. Ne conseguirono situazioni di segregazione e ghettizzazione che confluirono in quell’immane tragedia della seconda guerra mondiale e dell’olocausto e che furono dettate dalle scelte scellerate di uomini soli o mal accompagnati da pochi che furono però eletti e sostenuti da un largo consenso popolare costruito ad arte e pertanto estremamente fittizio.

Oggi corriamo davvero il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell’Europa. Non possiamo vivere però nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l’avvenire, così deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno costante, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro.

Occorre preparare le nuove generazioni di cittadini italiani ed europei ad interpretare, e comprendere, le cose nuove riconoscendone gli aspetti positivi e mettendoli in guardia da quelli più critici e rischiosi .

In questo le Forze Armate rappresentano un tassello fondamentale. Il loro lavoro quotidiano sul territorio nonostante la sempre maggiore scarsità di mezzi e di risorse a fronte di maggiori criticità è significativa dell’impegno profuso nell’adempiere al loro complesso compito. Questa commemorazione rappresenta l’occasione per ringraziarle rendendo onore ancora una volta a tutti coloro che compiono gesti di grande valore e di grande coraggio.

Come quelli compiuti dai caduti della nostra città in quella guerra che voglio leggere uno per uno:

AGHEMO ANSELMO / ALBANO GIUSEPPE / ALLAIS MICHELANGELO / BERTA GIUSEPPE / BERIONI GIOVANNI / BLANDINO LUIGI / BOTTA DIEGO / BRUNATTI ANDREA / BUGNONE VIOLANTE / CASELLE BARTOLOMEO / CHECCHINI UMBERTO / CIBRARIO GIUSEPPE / FERRERO GIACOMO / FINO GIOVANNI / GOFFI GIUSEPPE / MARITANO VITTORIO

/ MARITANO EUGENIO / MASOERO EVASIO / MASSOLA GIOVANNI / NOTA FRANCESCO / NOTA GIUSEPPE / PANICCO GIOVANNI / PASQUALE FEDELE / PEROTTO ERNESTO / PONTI GUIDO / PONTI MARIO / PUTERO STEFANO / RICCHINI FRANCESCO / ROCCI FRANCESCO / STROPPIA PINDARO / TESSA GIOVANNI / VAI GIOVANNI

Non vi è cognome che non ci rimandi alla mente una famiglia originaria del nostro territorio che perse un proprio caro e che ci stimola a pensare però che nella società odierna, indipendentemente dalla proprie origini, è il senso di cittadinanza e di appartenenza a valori sanciti nella nostra Costituzione a doverci spingere al sacrificio. Un termine a tratti abusato quest’ultimo che vorrei però venisse letto nella sua accezione più vera, quella di “rendere sacro” il nostro tempo, il nostro lavoro, la nostra quotidianità per mantenere quei capisaldi fondamentali venuti meno i quali a poco a poco la democrazia a cui siamo abituati rischia di scomparire.

A noi tutti dunque l’augurio di essere testimoni di questi valori e soprattutto di una riconfermata era di pace.

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia.

Andrea Archinà, sindaco di Avigliana

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