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Baia grande, che cosa è veramente clamoroso

L’Amministrazione comunale di Avigliana replica alla chiusura dell’area sul Lago grande a opera della proprietà

La società I tigli del lago rotondo la mattina del 3 agosto 2019 ha recintato l’area della Baia grande, sul Lago grande di Avigliana impedendo il passaggio a cittadini e turisti. Sebbene esista una sentenza del 2014 che annulla l’esproprio dell’area, al momento non risulta nessun atto che determini l’immissione nel possesso da parte della società e di conseguenza il diritto a recintare l’area. In questa vicenda, che dura ormai da oltre 15 anni, questa Amministrazione comunale ha avuto sicuramente le migliori intenzioni di raggiungere un accordo come dimostrato dal tentativo di trovare una soluzione attraverso il protocollo d’intesa firmato all’inizio del 2018.

In base al protocollo, il privato avrebbe dovuto presentare al tavolo di lavoro a cui hanno partecipato oltre all’Amministrazione comunale, l’Ente Parco, la Città Metropolitana e alcuni esperti, un progetto di riqualificazione di un’altra vasta area di proprietà della stessa società. In realtà quello che è stato presentato è una mera idea progettuale non supportata da una documentazione di dettaglio ritenuta fondamentale per poter valutare un’operazione così ambiziosa. Come dichiara il sindaco di Avigliana Andrea Archinà: «Quello che è davvero clamoroso – per riprendere uno dei termini utilizzati dalla stampa per descrivere la vicenda – è che dopo tutta la disponibilità dimostrata dall’Amministrazione e le indicazioni più volte date dall’Ente di gestione del Parco, dalla Città metropolitana e dal Politecnico, la proprietà abbia insistito unicamente sulla necessità di realizzare nell’area della cosiddetta T4, tre bioserre alte oltre 30 metri e strutture complementari con funzioni non adeguatamente precisate. Le serre, secondo quanto descritto nelle tavole, avrebbero dovuto ospitare habitat non autoctoni e piante altamente invasive sconsigliate dall’Ufficio pianificazione e controllo delle risorse idriche di Città Metropolitana di Torino (per esempio vegetazione della foresta amazzonica o del deserto del Sahara), il tutto in un’area protetta, oggi anche Sito di interesse comunitario (Sic) che è già di per sé elemento attrattivo da poter valorizzare».

«E dunque, mi chiedo – continua il sindaco – : quale Amministrazione consapevole del proprio ruolo nella tutela dell’interesse pubblico avrebbe potuto condividere anche un progetto preliminare non supportato da sufficienti dati e senza una opportuna valutazione sui possibili impatti sull’intera città? Ci appare pertanto allo stesso modo clamoroso che alcuni consiglieri di minoranza, a suo tempo anche loro candidati per tutelare il bene comune, abbiano deciso di sostenere le ragioni della proprietà presentandosi fisicamente sul posto mentre l’area veniva recintata e consegnata a una società di videosorveglianza per essere presidiata da uomini armati».
E tutto questo mentre sull’altra sponda del lago, l’Amministrazione Comunale si premurava di garantire l’accoglienza e il regolare svolgimento delle gare di triathlon inserite nel calendario degli European Masters Games, manifestazione sportiva di richiamo internazionale».
«Finora – conclude Archinà – non ci siamo mai sottratti al confronto, come dimostrato anche dall’ultima lettera inviata alla società dove è stata ribadita la disponibilità a valutare progetti alternativi alle bioserre anche con il supporto di esperti quali per esempio il Politecnico di Torino. La posizione assunta dalla società attraverso l’ultima diffida inviata all’Amministrazione comunale e la condotta di ieri mattina, ci costringono a valutare tutte le possibili azioni comprese quelle di natura legale per contrastare un atto che riteniamo comunque illegittimo».

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